mercoledì 15 giugno 2016

SZALAI-STIEBER:IL DERBY AUSTRO-UNGARICO VA AI MAGIARI

La squadra ungherese festeggia con i tifosi a fine partita
Diciamolo pure. Anche con un pareggio l’Ungheria avrebbe fatto un figurone. 44 anni di assenza dagli Europei di calcio e 30 di digiuno mondiale non aiutavano i pronostici. Scarsissimi i guadagni previsti per scommesse sulla vittoria austriaca. Adesso invece i nipotini della Aranycsapat - la squadra d’oro di Puskás, Czibor e Hidegkuti - attendono comodamente in poltrona chi tra Portogallo e Islanda li raggiungerà in vetta alla classifica del gruppo F. I magiari battono 2-0 i “cugini” viennesi nella gara d’esordio ad Euro2016.

L’impresa è opera di un gruppo ordinato, ben organizzato sotto la guida di un allenatore tedesco, Bernd Storck, con alle spalle esperienze non esaltanti in Kazakhstan e Grecia. L’Austria si presenta con diverse già note individualità dal valore indiscusso come Alaba, difensore del Bayern Monaco, Dragovic e Fuchs, fresco di trionfo in Premier League con il Leicester di Ranieri. C’è poi Arnautovic ribattezzato - anche per la chioma da samurai – l’Ibrahimovic d’Austria . Il match parte come i più si aspettano. 

Passa solo un minuto e Alaba stampa sul palo il suo primo tiro. L’impeto iniziale dato dalla superiorità tecnica dei singoli viene meno però progressivamente, un po’ troppo presto. Basta un quarto d’ora ai magiari per prendere in mano le redini del gioco e capire che la differenza può farla solo un diligente e disciplinato lavoro di squadra. Il baricentro ungherese si alza notevolmente. La linea di difesa sale a vista d’occhio grazie ad una rete continua e precisa di fraseggi. L’Austria è quasi costretta sulla difensiva. Non le restano che  frettolose e imprecise ripartenze. L’Ungheria non produce molto negli ultimi sedici metri. Non è pericolosa. Il suo calciatore più rappresentativo, Dzsudzsák, è praticamente annientato e non si vede per un tempo intero salvo che per una diagonale da dimenticare. 

Il goal di Ádám Szalai (1-0)
Dopo la pausa, stesso copione. Grande equilibrio. Sono i centrocampisti magiari a distinguersi. Zoltán Gera, con tutta l’esperienza di un classe ’79,  sale in cattedra ed imposta praticamente ogni manovra. László Kleinheisler, capello ramato e fisico tarchiato è invece un tenace disturbatore, sempre presente e preciso nell’assistere l’attacco ungherese. E’ senza dubbio il migliore in campo. Corona la sua prestazione con uno scambio veloce e continuato che mette il gigante Szalai solo davanti al portiere. E’ il gol dell’uno a zero. Meritato. 
Il goal di Zoltán Stieber (2-0)

Incredula quanto improvvisa l’esplosione di gioia dei tifosi ungheresi. Segue la veemente reazione austriaca che si materializza in un gol (giustamente) annullato e nella successiva espulsione di Dragovic. A quel punto la superiorità numerica fa il resto. L’Ungheria continua a fare la sua partita. Stesso copione anche con attori diversi. Priskin e Stieber, appena entrati, confezionano il due a zero. Contropiede, cavalcata e tocco sotto con portiere in ginocchio. Il gesto atletico è pregevole. Sugli spalti è il tripudio. 

In questa serata “storica” tuttavia non può passare inosservato un altrettanto storico primato. Al fischio d’inizio il portiere Gábor Király - famoso per la sue tute di gioco felpate - con i suoi 40 anni,  è divenuto il giocatore più longevo a disputare una fase finale degli Europei. Sabato prossimo la storia può continuare al punto tale che un buon risultato può essere l’ipoteca per il passaggio del turno. In conclusione una nota doverosa. Nel momento in cui chiudiamo l’articolo, l’Ungheria è sola in testa alla classifica. Hajrá Magyarország!


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