mercoledì 10 aprile 2013

AFGHANISTAN E MALI. RIMPATRIO E PARTENZA. L’UNGHERIA NELLE ZONE CALDE DEL MONDO


Un soldato ungherese al ritorno dall'Afghanistan
Lo scorso 28 marzo con il ritorno in patria di 111 soldati dall’Afghanistan l’Ungheria ha chiuso uno dei capitoli più significativi del suo impegno nel paese centro-asiatico. Il contingente infatti costituiva il tredicesimo – e ultimo – avvicendamento del Gruppo di ricostruzione provinciale (PRT – Provincial Reconstruction Team) a gestione magiara nella provincia settentrionale afgana di Baghlan. Ad attendere i militari al loro rientro guidati dal Ministro della Difesa Csaba Hende c’erano all’ aeroporto di Budapest Ferenc Liszt per una cerimonia formale di saluti con parenti e autorità, il Primo Ministro Orbán, il presidente della Commissione parlamentare di difesa e sicurezza Máté Kocsis ed il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ungherese Tibor Benkő. Quest’ultimo nel suo discorso ha colto l’occasione per ringraziare oltre a quelli appena tornati tutti i soldati che hanno preso parte al PRT negli utlimi anni perché “hanno dimostrato – ha ricordato il colonnello generale – che il soldato ungherese insieme agli speciali ruoli tattici è in grado non solo di prestare servizio alla popolazione nella gestione delle calamità e nell’aiuto umanitario ma anche nel campo dell’istruzione, della formazione, dell’assistenza sanitaria e in particolari investimenti nonché nell’organizzazione di compiti amministrativi”.
L'ultima operazione congiunta del MAT con l'esercito afgano

Tra ottobre 2006, anno in cui l’Ungheria ha preso il comando come nazione guida del PRT - la prima volta in Afghanistan per un membro NATO dell’ex-blocco sovietico -  e marzo 2013 si sono alternati nella città capoluogo di Baghlan Pol-e Khomri 2500 soldati. Gli uomini di “Camp Pannonia”, che negli ultimi 183 giorni di servizio hanno portato a termine ben 660 compiti, hanno svolto funzioni militari e civili in piena linea con quella che è l’attività umanitaria e di sviluppo propria dei PRT in tutto il territorio afgano. I PRT sono lo strumento privilegiato della comunità internazionale nella preparazione e nell’implementazione della transizione afgana che va dal rifacimento di tutte le infrastrutture statali al consolidamento delle istituzioni. Il passaggio di consegne ungherese nella provincia di Baghlan è una tappa del processo, iniziato nel 2011,  di trasferimento della responsabilità della sicurezza e del totale controllo del territorio dalle forze della coalizione internazionale alle autorità afgane. Oltre all’attività prettamente militare di pattugliamento, di protezione delle truppe e di scorta ai convogli l’esercito magiaro si è dedicato prevalentemente a progetti civili nel settore dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e della sanità pubblica, alla costruzione e alla manutenzione di strade e ponti, alla prevenzione delle inondazioni, al supporto alimentare ai rifugiati e alla garanzia nell’erogazione dell’ energia elettrica. (Per una rassegna dettagliata dei progetti seguiti clicca qui.). Il PRT di Baghlan in cui hanno operato sotto comando magiaro anche militari montenegrini, albanesi e croati, è stata la prima esperienza nella storia dell’Ungheria di gestione amministrativa completa e autonoma di un territorio in un’altra parte del mondo. 
Elicotteristi ungheresi curano la manutenzione di un Mi-35 d'assalto

Tuttavia quella di Baghlan non è stata e non è l’unica missione ungherese in Afghanistan. L’Ungheria è presente nel paese già dal 2003 e partecipa alle operazioni congiunte Enduring Freedom ( a guida USA) e ISAF (a guida NATO) nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU e dei mandati conferiti volta per volta dall’Assemblea Nazionale. L’impegno ungherese nel paese asiatico continua con altri 7 contingenti (in tutto più di 500 uomini) oltre a tutta una serie di cariche ricoperte nei vari livelli della gerarchia militare dell’ISAF. Il gruppo più numeroso dopo il rimpatrio di fine marzo resta ora quello che, impegnando 227 militari, è integrato nel contingente multinazionale che si occupa della protezione dell’Aeroporto internazionale di Kabul e alla cui guida è stato già due volte, compito che è stato prolungato fino al prossimo ottobre. Molto apprezzata è anche la missione di due gruppi di elicotteristi  entrambi dell’ 86mo stormo della base di Szolnok operanti l’uno a Kabul con i Mi-35 d’assalto e l’altro a Shindand nella provincia orientale di Herat con i Mi-17 da trasporto. Questi due contingenti sono dediti alla formazione sul campo degli avieri delle forze aeronautiche afgane.  Altri tre contingenti impegnati in attività di training e formazione dell’esercito nazionale afgano nonché di supporto logistico ai militari ungheresi nel teatro delle operazioni sono il Team di supporto nazionale dislocato a Kabul e a Mazar-e-Sharif, la scuola di Combat Service Support di Kabul a guida tedesca in cui si effettuano tra gli altri corsi di scuola guida,cucina e approvvigionamento, e il Military Advisor Team (MAT) inaugurato a fine marzo e insediatosi a Mazar-e-Sharif come erede dell’Operational Mentor and Liaison Team (OMLT) operante a Baghlan in cui i magiari sono in compresenza con gli americani della Guardia nazionale dell’Ohio. Compiti piuttosto delicati invece per un altro contingente ungherese di una quarantina di elementi circa, il team delle operazioni speciali (SOF) sotto comando USA, giunto ormai a partire dal 2009 alla sua undicesima rotazione e che si occupa oltre che del supporto all’esercito afgano anche dei respingimenti delle forze anti-governative in più province del paese.
Un soldato ungherese presso l'Aeroporto internazionale di Kabul

In linea con gli indirizzi e le decisioni della conferenza di Kabul del 2010 e del vertice NATO di Chicago dello scorso anno la missione ISAF dovrebbe aver lasciato l’Afghanistan entro la fine del 2014 dopo aver ultimato il graduale transfer-of-authority in tutte le province. La exit-strategy militare ungherese viene pertanto definita con gli alleati in ambito NATO così come ad essere pianificate a livello multilaterale sono anche la natura e le nuove forme di impegno post-transizione della comunità internazionale nel paese asiatico, come ad esempio l’accordo di
Operazione congiunta esercito ungherese - esercito afgano
partnership e di sviluppo UE-Afghanistan.  Da non sottovalutare tuttavia il quadro delle relazioni bilaterali che prima del 2006 erano piuttosto trascurabili e che in seguito all’esperienza del PRT di Baghlan hanno registrato un sensibile incremento a partire dalla riapertura dell’ambasciata ungherese a Kabul. Oltre ai 2 miliardi di fiorini (più di 6 milioni e mezzo di euro) investiti a Baghlan negli ultimi sette anni è già allo studio un contributo annuo di 500 mila dollari per le spese dell’esercito afgano dal 2015 al 2017. L’Ungheria si conferma quindi disponibile a supportare in futuro l’Afghanistan considerando costantemente i mutati obiettivi e necessità ed in linea con la credibilità acquisita proprio nel recente passato. I magiari hanno dato prova di amministrazione buona ed efficace e, come si legge nel documento del governo sull’Afghanistan “Previsione strategica di medio termine”, lo hanno fatto sopperendo alle proprie limitate risorse finanziarie con un trasferimento di know-how qualitativamente indiscutibile.  Questo è stato reso possibile dall’appoggio dei militari ma anche dalla sinergia tra i ministeri coinvolti e la preziosa opera di elaborazione e realizzazione dei progetti da parte delle Ong attive sul posto. Durante il saluto ai soldati del contingente PRT il Primo Ministro Viktor Orbán ha ricordato nel suo intervento il triste tributo pagato dall’Ungheria in Afghanistan che conta sette vittime. Orbán ha poi ribadito come i militari ungheresi “non hanno servito come una legione dimenticata avendo essi lasciato nel mondo un’impronta della loro umanità e competenza”.

L’Ungheria è chiamata a lasciare un segno anche nel Mali. Il 18 marzo scorso infatti a Székesfehérvár si è tenuta presso il Comando Interforze dell’Esercito ungherese una cerimonia in occasione della partenza per il paese africano dei soldati ungheresi che prenderanno parte all’operazione European Union Training Mission–Mali (EUTM-MALI) sotto egida UE. Un ufficiale è già operativo in Mali dal 27 febbraio e svolge funzioni di collegamento tra il quartier generale internazionale e coloro che parteciperanno alla missione. Tre soldati del centro medico dell’ esercito saranno assegnati ad un ospedale da campo gestito da tedeschi. Altri sei uomini, in partenza il prossimo 13 aprile, affiancheranno i fucilieri dell’esercito del Mali insieme ad altri addestratori portoghesi. Il maggior generale Domján László ha sottolineato che i militari, tutti di comprovata esperienza internazionale perché già schierati in Kosovo e Afghanistan, svolgeranno attività di formazione e saranno dislocati nel sud del paese lontano dal teatro delle operazioni belliche che invece vedono impegnato il contingente francese nel nord. Domján ha colto l’occasione per ricordare che gli ungheresi sono già presenti nel continente africano in diverse missioni umanitarie sotto le insegne dell’ONU e dell’UE in Congo, in Somalia, nel Sahara occidentale e nella penisola del Sinai sul confine israelo-egiziano. La missione EUTM-MALI agisce a supporto dell’intervento militare francese organizzato su richiesta del Presidente del Mali e legittimato dalle Nazioni Unite per combattere la violenta espansione nel paese delle milizie islamiste legate ad Al-Qaeda. Il governo ungherese ha autorizzato la partecipazione alla missione in data 8 marzo  fissando il proprio contributo ad un massimo di 15 uomini (30 durante gli avvicendamenti) e legando la durata del mandato a quella delle operazioni ma non oltre la data del 18 maggio 2014. L’ammontare della cifra destinata alla missione è di 555 milioni di fiorini (circa due milioni di euro).

Fonti: kormany.hu, honvedelem.hu

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